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      PSICOLOGIA E VITA QUOTIDIANA

    Tutti noi sappiamo come quotidianamente, che lo si voglia o no, c’è da fare i conti con tre entità, fonti di ogni meraviglie ed ogni genere di guai possibili. Queste tre entità sono:

  • IL MONDO REALE
  • LE ALTRE PERSONE
  • NOI STESSI
  • La realtà delle cose è il principale limite ove possono scontrarsi i nostri sogni ed i nostri desideri, ma è anche la materia prima cui possiamo e dobbiamo attingere se vogliamo far sì che divengano, in qualche modo, concreti. Nel nostro quotidiano spesso finiamo per dover star dietro a moltissime cose, e non di rado sacrifichiamo proprio ciò che più ci sta a cuore, trascurandolo o non godendocelo come dovremmo. Talvolta poi la frenesia diventa tale da non permetterci nemmeno di respirare ed assaporare i piccoli piaceri di ogni giorno...oppure la stanchezza ci stende rendendoci fiacchi, spossati e demotivati. Cosa ci sta succedendo?
    Probabilmente, siamo vittime dello stress.


    Lo stress, questa brutta bestia

    Oggigiorno si parla tanto di stress. Siamo tutti un po’ stressati dalla frenesia e dalle complicazioni della vita moderna: il rumore, l’affollamento, gli spostamenti, il traffico, l’inquinamento, i media ed i ritmi rapidi della quotidianità ci espongono ad un’overdose di stimoli la cui elaborazione e gestione tende a sovraccaricarci e stancarci.
    Ma cerchiamo di capire meglio cos’è lo stress. Cosa accade quando siamo stressati?
    Per rispondere a questa domanda, dobbiamo andare per gradi, o meglio per livelli.
    Esiste un primo livello dello stress che consiste semplicemente in uno stato di particolare attivazione dell’organismo, una reazione positiva e adattiva ad una situazione che richiede un aumento del nostro impegno. Può trattarsi di un pericolo, di una condizione di emergenza, di un evento che s’impone all’improvviso e richiede decisioni ed azioni rapide ed efficaci, ma anche di un problema che si presenta in modo forte alla nostra attenzione e sembra arduo da risolvere, di una situazione troppo complessa per le nostre energie del momento, o semplicemente un cambiamento rilevante in qualche aspetto della nostra vita, positivo o negativo che sia, che richiede uno sforzo di adattamento.
    La tensione che si crea a livello psicofisico è regolata dal ramo simpatico del sistema nervoso autonomo, e comporta un massiccio rilascio di adrenalina, che agisce sulla tensione muscolare, sull’acutezza delle percezioni e dei riflessi e sulla rapidità del pensiero, e di cortisolo, il quale mobilizza l’energia disponibile mediante un’accellerazione del metabolismo di carboidrati e grassi…tutti eventi finalizzati ad accrescere l’efficacia del nostro comportamento.
    I problemi iniziano a presentarsi se questo stato di attivazione persiste per troppo tempo. L’organismo non riesce a tollerare a lungo alti livelli di cortisolo, ed attiva sistemi compensatori di resistenza che, a lungo andare, se non riescono a ristabilire una condizione di equilibrio psicofisico, portano ad uno stato di esaurimento con serie ripercussioni sulla salute corporea (quali ipertensione, calo dell’immunitario, rallentamento dei processi di crescita, ricambio e riparazione dei tessuti, squilibri ormonali, disfunzioni sessuali, mal di testa, dolori muscolari, problemi digestivi) e psichica (calo dell’attenzione e della memoria, disturbi della concentrazione, irritabilità, stanchezza cronica, ansia, depressione, disturbi del sonno). Il punto diventa allora evitare di raggiungere questo terzo livello, che è poi quello che correntemente definiamo stress.
    Un piccolo elenco delle situazioni comunemente stressanti potrà aiutarci a capire quanto ognuno di noi è potenzialmente esposto all’azione nefasta dello stress, senza magari nemmeno immaginarlo:

    - morte del coniuge
    - divorzio
    - separazione dal coniuge
    - morte di un parente stretto
    - disoccupazione
    - incidente o malattia
    - matrimonio
    - licenziamento
    - riconciliazione matrimoniale
    - pensionamento
    - variazione nello stato di salute di un membro della famiglia
    - gravidanza
    - problemi sessuali
    - cambiamento nello stato economico
    - morte di un amico stretto
    - cambiamento di lavoro
    - allontanamento da casa di un figlio
    - notevole successo personale
    - inizio o fine del lavoro da parte del coniuge
    - inizio o fine della scuola
    - cambiamento nelle condizioni di vita
    - problemi con il capo sul lavoro
    - cambiamento negli orari o condizioni lavorative
    - trasferimento
    - cambiamento di scuola
    - vacanza


    Al di là delle situazioni più gravi - come quelle legate a lutti, separazioni, incidenti e problemi economici - e di quelle più felici benché spossanti, potremmo chiederci come mai alcune persone riescano a vivere gli stati di tensione come positivi e stimolanti, senza di fatto stressarsi realmente.
    Esistono una serie di strategie, definite di coping ("fronteggiamento") che vengono in vario modo utilizzate nella gestione dello stress:
    - coping diretto, basato sul problem solving, cioè sulla ricerca di soluzioni concrete al problema. E’ fondamentale, in questo senso, sentire di poter agire sulla situazione e di avere un certo controllo su di essa. L’impotenza è, di converso, un altissimo fattore stressante, e la passività che ne consegue favorisce la cronicizzazione dello stress. Tuttavia, il saper risolvere i problemi non basta a tenere lo stress del tutto alla larga, perché si può comunque vivere con uno stato continuo d’allarme, una “frenesia da problem solving”.
    - coping indiretto, focalizzato sulla gestione emotiva del problema, che può avvenire in vari modi: mantenendo uno stato d’animo ottimista, speranzoso; sfogandosi; mettendosi l’anima in pace con la rassegnazione e il distacco dalla situazione. A volte, infatti, anche se i problemi non si risolvono, viverli con uno stato d'animo migliore aiuta a tenere sotto controllo lo stress.
    - coping di evitamento, rappresentato dal tentativo di ignorare la minaccia dell’evento stressante, impegnandosi in attività che distraggono o delegandone la gestione ad altri. Il rischio in questo caso è che il problema non si risolva, e non potremo continuare ad evitarlo all’infinito.
    La scelta della strategia giusta, o di un mix di strategie, dipende allora dal problema da fronteggiare, per cui alla fine le persone meno stressate sono quelle più flessibili, che riescono di volta in volta ad adattare la loro risposta alla situazione. Coltiviamo quindi in noi la flessibilità, cercando di agire in modo meno meccanico ed automatico alle situazioni critiche. Non sempre il modo di reagire che abbiamo appreso nella nostra vita è il migliore, e di sicuro non è il migliore in tutte le situazioni.


    Prendere la bestia per le corna

    Esistono inoltre tutta una serie di accortezze, riguardanti il nostro stile di vita ed il nostro porci di fronte al mondo, che possiamo adoperare per evitare di raggiungere il famigerato terzo livello, o, se ci siamo già dentro fino al collo, per cercare di limitare i danni e venirne fuori il prima possibile. Eccone alcune:

  • Vivere i problemi come sfide, piuttosto che come minacce. Abbiamo sempre almeno un minimo di influenza sulle situazioni che ci capitano. Analizzare la situazione e valutare le diverse scelte che abbiamo di fronte è d’aiuto.

  • Selezionare le nostre attività, cercando di non correre dietro a mille cose. Invece di ragionare in base “al perché no?”, iniziamo a chiederci “perché si?”

  • Tenere gli altri al loro posto, evitando di farci influenzare da pressioni esterne. Abbiamo il diritto di tutelare il nostro benessere, anche perché, una volta esauriti, potremo fare ben poco per gli altri.

  • Dedicarci appena possibile a qualcosa che piace davvero e ci diverte, senza sentirci in colpa: il tempo speso meglio è proprio quello che consente di rigenerarci psicologicamente.

  • Imparare a prenderci una pausa ogni tanto, ed a goderci l’agire con "lentezza": assaporare i cibi, leggere un buon libro spaziando con la mente, guardare la bellezza dei paesaggi mentre camminiamo.

  • Cercare di mantenerci rilassati. Abbiamo visto cose peggiori, possiamo sospendere le preoccupazioni, e se necessario riprenderle in un altro momento.

  • Cercare di fare una vita più regolare. Ogni cambiamento potenzialmente è stress.

  • Una sana attività fisica, oltre a giovare alla salute, favorisce il rilascio di endorfine, sostanze legate ad una sensazione di piacevole benessere e tranquillità.

  • Evitare consumi eccessivi di sostanze stimolanti, come tè e caffè. Attenzione al fumo. Moderazione con l’alcol. Evitare in generale l’uso di sostanze psicoattive, che possono alterare ulteriormente il nostro ambiente biochimico interno già messo a dura prova dallo stress.

  • Ci sono, ovviamente, momenti e situazioni particolari in cui tutto questo non serve, o non basta. Possiamo e dobbiamo allora concederci una pausa dalla vita, se ci occorre. Siamo persone, non automi. Abbiamo il diritto di non essere efficienti, e anche quello di non stare bene, e di vivere il nostro dolore.










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