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    Dentro la spirale ossessiva.  Dialogo fra uno Psicologo e il DOC religioso.
    Se vuoi conoscere meglio il Disturbo Ossessivo Compulsivo, e in particolare le Ossessioni religiose, entra nel Salotto dello Psicologo. Sei il benevenuto!

    Il Salotto dello Psicologo è un luogo dell'Immaginario dove si svolgono dialoghi virtuali con
    Personificazioni di disturbi, sintomi e disagi psicologici. Il fine è divulgare la cultura
    psicologica in modo non convenzionale, e con un pizzico di lievità.
    In questa sessione, il Dottore incontra il Disturbo Ossessivo Compulsivo a tema religioso.
    La Dott.ssa Di Muro ha trascritto per voi la seduta, svoltasi nel teatro della sua mente.


     
    ***

    Il Disturbo Ossessivo Compulsivo arriva silenziosamente nel Salotto dello Psicologo e si accomoda in modo composto. Ma è subito chiaro che porta dentro di sé un'angoscia profonda, non facile da esprimere. Alcune cose sono troppo imbarazzanti, altre troppo esagerate - benché logiche - ed altre ancora talmente bizzarre...
    Spesso si sente già fin troppo in colpa a pensarle, certe cose, figuriamoci parlarne.
    Eppure ne avverte tanto il bisogno.

    Ecco quindi che si presenta.


    DOC:
    - Buongiorno. Anzi no, non è per niente un buon giorno, almeno per me. I giorni buoni sono finiti, ed inizio a disperare di poterli mai ritrovare.
    Mi permetta di presentarmi: sono il Disturbo Ossessivo Compulsivo, DOC per gli amici. Attualmente mi chiamano quasi sempre così, ma ho avuto, nella storia, molti altri nomi. Gli psicoanalisti, ad esempio, mi chiamavano Nevrosi Fobico Ossessiva, oppure Nevrosi Anancastica.
    Anticamente, ma a volte succede ancor oggi, taluni hanno creduto fossi opera del Diavolo, a causa della sensazione di assedio che sono capace di creare nella mente delle persone, le quali rifiutano consapevolmente tutto ciò che io continuamente suggerisco e lo vivono con sensi di colpa, paura, ansia, a volte anche disgusto.
    Proprio come se io fossi un corpo estraneo. E per certi versi lo rappresento, poiché loro non vorrebbero mai né pensare né tanto meno fare quel che io suggerisco, assillandole.
    Tra l'altro, schiacciate e confuse dall'angoscia, spesso sentono che anche il solo pensare sia quasi come il fare, temendo che solo perché ''pensano'', in futuro potrebbero arrivare a ''fare''.
    A volte a causa mia sono così confuse che non riescono più a capire bene cosa pensano e cosa sentono.
    L'unica cosa che per un po' placa la loro ansia, sono i rituali. Azioni e pensieri che mirano a contenere i timori, a ''rimediare'' alle paure, o a rassicurarli sul loro non avverarsi.
    Ma funziona solo per un po'. Dopo, tutto inizia nuovamente da capo. Perché io so essere implacabile.

    Psicologo:
    - Salve, DOC. A dire il vero, la conoscevo già. Lei e' tristemente noto per affliggere molte persone, circa il 2 o 3 % della popolazione mondiale.
    Possiamo dire che almeno uno su 50, fra adolescenti e adulti, la conosce bene.

    Il DOC, sentendosi riconosciuto e chiamato per nome, sembra rilassarsi un po'.

    DOC:
    - Altroché, caro Dottore. Sa cosa, combino?
    Produco nella mente delle persone le Ossessioni, ovvero pensieri, immagini o impulsi ricorrenti che le allarmano o le spaventano.
    Queste Ossessioni non sono volute, sono intrusive e al di fuori del normale controllo di chi le vive. E, pensi, possono avere qualsiasi contenuto! Religioso, aggressivo, di contaminazione o malattia, sessuali, di ordine e simmetria relativa a cose, azioni, parti del corpo... veramente di tutto.
    La persona avverte la qualità in parte irrazionale, eccessiva, o irrealistica delle mie Ossessioni, ma ciò non basta a contrastarle.
    Gli infiniti sforzi in questa direzione non hanno successo, se non per breve tempo, purtroppo.
    Anzi, quando le persone cercano di non pensare alle Ossessioni, io quasi sempre divento più forte. Se le persone mi danno importanza, mi sentono di più. E io sono bravissimo a farmi prendere sul serio da coloro che mi hanno come indesiderato Ospite.
    E' difficile fuggire da me.

    Psicologo:
    - Già. Anche perché lei suggerisce alle persone anche una finta soluzione alle Ossessioni.
    Ovvero, le Compulsioni. I rituali cui mi accennava prima.

    DOC:
    - E' vero, Dottore. E' nella mia natura.
    Io induco le persone a credere che l'unico modo per liberarsi dall'ansia e dalle Ossessioni è porre in atto pesanti comportamenti ripetitivi, ad esempio di ordine, controllo, pulizia... o altre azioni ancora. E spesso le costringo a ripetere questi comportamenti due, tre, quattro o più volte di seguito. Un numero ben preciso di volte, se no sono ''guai''. O almeno, questo è quel che credo io, e che quindi faccio credere anche a loro.
    A volte si tratta anche solo di azioni mentali, come il ripetere formule, numeri, frasi, cercare continuamente informazioni e rassicurazioni. Altre volte ancora, faccio ripetere azioni quasi ''magiche'', simili ai comportamenti superstiziosi, ma portati all'eccesso.
    Comunque, la sostanza non cambia. Le Compulsioni, infatti, sono spesso chiamate anche cerimoniali, poiché nel giro di poco tempo si trasformano in regole rigide e meticolose che vanno eseguite ogni volta che le Ossessioni si presentano, e senza interrompere la loro sequenza, pena il ritorno dell'ansia, delle Ossessioni stesse e delle emozioni spiacevoli (che purtroppo dopo un po' tornano lo stesso).
    Capisce, Dottore? Le persone soffrono perché si rendono conto che tutto questo è esagerato, e perdono anche un sacco di tempo a causa delle Compulsioni, ma sentono di dover dare loro sfogo ugualmente, perché di fatto per un po' funzionano: rassicurano, allontanando l'ansia e il terrore che qualcosa di brutto e pericoloso possa accadere.
    In realtà però, ogni volta che una persona esegue il diktat suggerito dalla Compulsione, dà da mangiare a me. Alimenta la mia natura, in quanto rafforza l'idea che le Ossessioni siano da temere, e che le Compulsioni siano l'unica arma disponibile per fronteggiarle (quando invece rappresentano solo un sedativo).

    Psicologo:
    - Quale sia la sua natura, pero', glielo avranno spiegato i miei colleghi. Lei è consapevole di se stesso fino ad un certo punto.
    E infatti le persone cui lei si attacca tendono a rimuginare sul perché del suo arrivo nella loro vita e nella loro mente. Sul significato delle cose strane, assurde ed esagerate con le quali dà loro il tormento. Ciò spesso si trasforma in una ulteriore Ossessione.

    Il DOC, a questo punto, comincia a mostrare segnali palesi di inquietudine. Si agita sulla poltrona, abbassa lo sguardo, e sospira mortificato.

    Dopo una lunga e sofferta pausa di imbarazzo, ancora con lo sguardo basso, riprende a parlare.

    DOC:
    - Dottore, allora mi aiuti a capire. A capirmi.
    So già che posso assumere tanti volti, che non sempre mi focalizzo su un'unica Ossessione, ma più facilmente essa tende a cambiare nel tempo, anche se io resto sempre lo stesso, sempre il DOC.
    In questo momento, io sono un DOC religioso. Mi conosce?
    Sono fatto di pensieri e immagini sacrileghe. Di scrupoli tormentosi sui peccati. Di sensi di colpa fortissimi legati alla religione. Cose brutte contro Dio e le figure sacre. Cose che non riesco nemmeno a dire.
    Mi sono informato un po', perché temevo di essere raro, magari di non essere più nemmeno un DOC. Ma ho letto che secondo alcuni studi, questo tipo di Ossessioni sarebbero ancora più frequenti di quelle di contaminazione, che sono fra le più diffuse in assoluto.
    Lei cosa ne pensa?

    Psicologo:
    - Le ricerche che ha letto probabilmente riflettono l'influenza esercitata dai fattori culturali sui contenuti delle Ossessioni.
    Nelle culture dove la sensibilità religiosa è maggiore e l'influenza del culto più significativa, la diffusione delle Ossessioni religiose è così ampia da superare anche quella delle ossessioni da contaminazione. Tanto per darle un'idea, i dati riportati nella terza edizione del Trattato Italiano di Psichiatria (Masson, 2003) mostrano come i contenuti ossessivi più diffusi siano gli stessi in quasi ogni parte del mondo: in primis quelli di contaminazione, seguiti da quelli aggressivi, somatici, religiosi e sessuali. Sono piuttosto comuni anche le ossessioni dubitative e di simmetria.
    Tuttavia, in culture come quella israeliana e musulmana, le ossessioni di tipo religioso sono così frequenti da salire in pole position.
    Insomma, è come se lei, caro DOC, si legasse alle cose più significative nella vita delle persone: la salute, l'incolumità propria ed altrui, i sentimenti più profondi, umani e religiosi, la responsabilità, il senso del dovere.
    E penso che lei trovi un terreno particolarmente fertile nelle persone ipersensibili e molto responsabili, con una forte tendenza a reprimere gli impulsi, tanto più se hanno assorbito dal loro ambiente una religiosità di tipo autoritario e punitivo.

    DOC:
    - Dottore, scusi se mi soffermo sulle immagini mentali blasfeme. Non sto a raccontargliele, mi inquietano troppo. A volte ho anche paura che possano diventare allucinazioni. Mi spiega meglio la differenza?

    Psicologo:
    - Credo di capire perché mi pone questa domanda. A volte ha il timore di confondersi con altri che non sono nemmeno suoi lontani parenti, ma che a momenti possono sembrarle terrificanti: gli ineffabili membri della famiglia Psicosi. I quali comunque, pur avendo i loro problemi, sono ben lontani dall'essere come li immagina.
    Ma stia tranquillo, non sto cercando di non risponderle, o di nasconderle qualcosa.
    Le immagini blasfeme intrusive, come lei sa, sono immagini mentali indesiderate che si presentano del tutto indipendentemente dalla volontà della persona, con insistenza e nei momenti più disparati. Magari proprio in Chiesa, quando ci si vorrebbe raccogliere in preghiera...
    Il contenuto a volte e' aggressivo, ma più spesso è a carattere sessuale, coinvolgendo persone o oggetti sacri. Si potrebbe scuotere la testa di fronte a tali scherzi della mente, e passarci su. Accade invece che sentimenti di colpa e disgusto troppo forti paradossalmente le rendano ancora più vivide e insistenti. Il credente, angosciato, le avverte quasi come se non venissero dalla propria mente: non per caso erano anzitutto questo tipo di Ossessioni ad essere considerate opera diretta del demonio, una qualche forma di influenzamento o possessione.
    Per immagine mentale, quindi, s'intende un qualcosa che vediamo solo nella nostra mente: un pensiero per immagini.
    Qualcosa, insomma, di ben diverso dall'allucinazione, che tecnicamente è una percezione senza oggetto e ha basi neurofisiologiche del tutto differenti. Chi vive un'allucinazione, comunemente, non la distingue da una qualsiasi altra percezione reale. Un'immagine mentale, invece, è ben distinta dalla realtà, anche quando non si ha controllo su di essa (come appunto accade nel caso delle immagini mentali intrusive).
    Del resto, come lei, DOC, ben sa, le immagini mentali ossessive si comportano come ogni altra Ossessione.Ovvero, come dei "parassiti della mente", che ne infestano il normale funzionamento. Non finga di non sapere che il suo stesso nome, "Ossessivo", deriva dal verbo latino "obsidere", che vuol dire assediare, bloccare, occupare, stare addosso a qualcuno. Il che la descrive perfettamente.
    Lei, caro DOC, fa tutte queste cose, e sa farle molto bene.

    Il DOC riflette un po' su queste parole, e comincia a realizzare. Non solo con la razionalità, ma anche emotivamente, che lui e' proprio un DOC come tutti gli altri. Non farà impazzire il cervello in cui si è insediato, e non manderà all'Inferno la persona che affligge.
    Quella persona crede in Dio e sa che Dio conosce i cuori, figuriamoci se non conosce i disturbi psicologici.
    Quella persona ha il DOC religioso proprio perché ama così tanto Dio che non vorrebbe mai dispiacergli.
    Così, ora che è più tranquillo, gli torna in mente una cosa che aveva già letto da qualche parte.

    DOC:
    - Dottore, ma è proprio vero che pensieri del genere - e in ogni caso tutti i pensieri ossessivi - possono attraversare la mente di chiunque, e che la differenza di partenza sta nel peso che le persone ossessive danno ai loro pensieri?

    Psicologo:
    - Volendo semplificare al massimo, possiamo dire che è così.
    Ad ognuno di noi può capitare occasionalmente di essere attraversato da un pensiero fuori luogo, inappropriato, eccessivo, che non riconosciamo nemmeno come nostro; solitamente lo cataloghiamo come un pensiero stupido, uno "scherzo della mente" e andiamo oltre. O magari, se anche ci soffermiamo a cercare di capire da dove possa mai esser spuntato fuori, non ce ne facciamo comunque una malattia.
    Così come ci può capitare di essere indecisi, di rimuginare di tanto in tanto su qualcosa, di avere dei timori, o di controllare se abbiamo chiuso a chiave la porta e spento il gas, senza che ciò ci procuri un'ansia spropositata, tale da imprigionarci in un'idea fissa o in continue verifiche.
    Cosa accade, invece, nelle menti in cui si insedia il Signor DOC? Se vogliamo spiegarlo con parole semplici, possiamo dire che è come se una parte del cervello andasse in loop, "bloccandosi" e riproponendo insistentemente determinati contenuti. Può trattarsi di contenuti ragionevoli, ma mal ponderati (ad esempio, una preoccupazione o un dubbio eccessivi), o di contenuti del tutto irragionevoli, come gli scherzi della mente in cui il signore in questione è maestro (le immagini blasfeme o l'impulso di aggredire senza motivo una persona cara o uno sconosciuto sono esempi comuni e frequenti).
    Nel primo caso, la persona tende a credere che se il dubbio o la preoccupazione persistono c'è un motivo, e quindi bisogna allarmarsi e prestare a quel pensiero la massima attenzione. Il che rinforza paradossalmente il loop stesso.
    Nel secondo caso, la persona prova spaventosi sensi di colpa, credendo di essere responsabile degli scherzi che il Signor DOC gli sta giocando, e non di rado inizia anche a temere di stare impazzendo, dato che in quei pensieri non si riconosce poiché non dipendono dalla sua volontà. Inevitabilmente, comunque, sarà portato a dare ad essi sempre più attenzione ansiosa, anche stavolta rinforzando paradossalmente il loop.
    Il passo successivo, in entrambi i casi, sarà l'avvio di procedure di controllo, attraverso la ricerca compulsiva di informazioni e rassicurazioni o la creazione di rituali rigidi e ripetitivi concepiti nel tentativo di eliminare l'evento ansiogeno temuto.
    Ma il controllo, in qualunque forma, è percepito come "difettoso" da chi soffre del disturbo. Esige un controllo del controllo, non basta mai, e viene quindi ripetuto all'infinito, seguendo così la logica di base del Signor DOC: quel loop che, partendo da un semplice pensiero, si è pian piano trasformato in una spirale che rischia di imprigionare aspetti sempre più estesi della vita della persona.
    Si tratta di un circolo vizioso, attraverso il quale lei, caro il mio DOC, nutre se stesso.

    Dopo queste parole, il DOC, pur essendo ancora in ansia - consapevole della potenza ingannatrice della sua natura - inizia ad avvertire anche un sentore della propria inconsistenza di fondo. Del fatto che, tutto sommato, magari non c'è ragione di esserci.
    Ma con quell'ansia di fondo, come fare? Quando le Ossessioni partono alla carica, come si fa a non prenderle sul serio, a non darvi importanza?
    Il DOC guarda, tra l'intimorito e lo speranzoso, lo Psicologo accanto a lui.

    DOC:
    - Dottore, ma allora io posso smettere di tormentare la persona cui mi sono attaccato? Anche se in certi momenti sembra così impossibile?

    Psicologo:
    - Caro DOC, un tempo, vicino o lontano che fosse, quella persona viveva senza di lei, e può tornare a farlo.
    Anzitutto è importante che impari a conoscerla bene, magari con delle buone letture, per capire com'è fatto con chiarezza, e quindi sappia riconoscerla immediatamente quando arriva all'assalto.
    Esistono poi tecniche specialistiche di psicoeducazione e cura molto efficaci, che gli insegneranno come affrontare l'ansia, le Ossessioni e le Compulsioni, e percorsi che l'aiuteranno a dare un senso a ciò che sta vivendo.
    Tra i trattamenti d'elezione forse avrà sentito parlare della Terapia Cognitivo-Comportamentale, un intervento strutturato che da un lato mira a contenere l'ansia e le emozioni negative, e dall'altro si focalizza sull'individuazione dello schema di funzionamento personale che sostiene il disturbo. Alla persona si insegna poi a sostituirlo progressivamente con schemi di pensiero e comportamento più adattivi ed efficaci.
    Si tratta di un vero e proprio ''allenamento'', che prevede anche esercizi da fare a casa, o comunque nei periodi fra una seduta e l'altra.
    A questo proposito, le do' una buona notizia: le Linee Guida dell'APA (l'American Psychiatric Association) indicano che l'efficacia della Terapia Cognitiva è solitamente pari o addirittura superiore (nel lungo periodo) rispetto a quella farmacologica. Anche se spesso le due terapie vengono associate, non sempre il supporto farmacologico (e quindi medico/psichiatrico) è necessario.
    La Terapia Cognitiva, infatti, incidendo sui processi mentali è in grado di incidere anche sui circuiti biochimici sottostanti, in modo molto più mirato e specifico rispetto al farmaco e senza effetti collaterali.
    Ricordi bene, caro DOC: ogni caso va valutato a sé, anche per verificare la presenza di eventuali sintomi e disturbi concomitanti, ma la buona notizia e' che la persona cui ti sei attaccato può sempre migliorare, affrancandosi pian piano dalla sofferenza. Non sempre si trova subito la strada giusta, ma non bisogna demordere. Mai.
    Inoltre, se la persona ha la possibilità di partecipare a gruppi di mutuo aiuto, potrà anche sentirsi compresa e supportata da nuovi amici con problemi simili ai suoi. Anche loro alle prese con i loro DOC personali. Insieme ci si capisce, ci si fa forza e ci si aiuta.
    Spesso noi Psicologi consigliamo anche qualche colloquio con i familiari, perché comprendano bene anch'essi il disturbo e quale atteggiamento sia meglio utilizzare verso il loro caro che soffre. In tal modo si evitano errori comuni come arrabbiarsi, colpevolizzare il familiare per i rituali e la supposta "mancanza di volontà", o al contrario assecondarne in buona fede le rimuginazioni ed il bisogno di rassicurazioni.
    L'importante è rivolgersi il prima possibile a un professionista di fiducia (Psicologo, o anche Psichiatra) e, dopo un'accurata fase di valutazione, impostare un programma terapeutico adeguato alla propria situazione, che andrà seguito senza scoraggiarsi. Mettendo in conto le difficoltà e anche i momenti di ricaduta, che fanno parte del percorso.
    Come si suol dire: "quando il gioco si fa duro... i duri iniziano a giocare".

    L'ora è terminata.

    Lo Psicologo guarda con fiducia il DOC, che ora non occupa più tutta la poltrona, ma se ne sta appollaiato sulla spalla del Paziente, e sembra già più piccolo.
    Il Paziente sta iniziando a capire che già prima di guarire può imparare a convivere col suo DOC, di modo che questo diventi un Ospite sempre meno fastidioso e ingombrante, che un giorno toglierà il disturbo.
    Lasciando il suo dono sofferto e prezioso, una consapevolezza maggiore di se stessi e del modo in cui funziona la mente umana, e la sensibilità e la capacità di aiutare chi ha provato lo stesso dolore.









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